
Nelle stampanti, la tecnologia di essiccazione a luce UV non è semplicemente un “plus”. È infatti fondamentale per garantire una produzione efficiente e una costanza dei colori. Una potenza insufficiente, delle deviazioni spettrali o una lampada che smette di funzionare prima del tempo trasformano il processo di stampa in un gioco d’azzardo: ciò comporta perdite di tempo, materiali e margini di profitto. Abbiamo impiegato 15 anni per ottimizzare la nostra lampada a essiccazione a luce UV, in modo che funzioni come parametro fissa del processo, e non come elemento imprevedibile.
Quello che conta davvero è ciò che si può misurare, non ciò che qualcuno afferma. La nostra lampada a vapore di mercurio ad alta pressione garantisce un output spettrale stabile proprio dove è necessario: nei punti in cui le vernici utilizzate richiedono un’azione specifica da parte dei fotoinizianti. Inoltre, l’output spettrale rimane costante lungo tutta la lunghezza dell’arco luminoso. L’intensità di irradiazione rimane prevedibile grazie al rivestimento dichroico presente sulla lampada, che viene regolato in base alle lunghezze d’onda desiderate; inoltre, il sistema di raffreddamento mantiene sotto controllo la temperatura della lampada stessa.
Il risultato è una densità energetica costante sul substrato, con una diminuzione minima dell’output spettrale nel tempo. Le nostre lampade possono funzionare per oltre 5.000 ore senza che l’output diminuisca di più del 5%. Inoltre, il tempo di riscaldamento è gestito in modo tale che il processo di stampa rimanga entro i limiti consentiti per quanto riguarda i colori.
In sostanza, la lampada è stata progettata per soddisfare le esigenze della produzione reale. Nei lavori in cui il colore è fondamentale, l’essiccazione deve essere sempre affidabile, lavoro dopo lavoro, substrato dopo substrato. Un output spettrale costante riduce le variazioni nel colore e accelerano i tempi di preparazione del prodotto. Inoltre, il consumo energetico diminuisce, poiché la luce UV viene concentrata nei punti necessari, evitando così lo spreco di calore. Meno sostituzioni della lampada significano meno fermate durante la produzione, e quindi più cicli completati in ogni turno di lavoro.
Alcune note pratiche: è importante abbinare la lampada alla chimica della vernice utilizzata. Un picco a 365 nm è spesso la scelta migliore per molti sistemi pigmentati; 385 nm e 405 nm possono essere preferibili quando è necessaria una risposta più intensa da parte dei fotoinizianti, oppure quando si vuole bilanciare l’essiccazione superficiale con quella totale.
È inoltre importante verificare la geometria del riflettore e le dimensioni del punto di irradiazione, in modo da ottenere l’intensità di irradiazione desiderata. Bisogna inoltre tenere conto dei limiti di temperatura del substrato: l’essiccazione a luce UV avviene rapidamente, ma ciò non toglie che si generi calore. Se si lavora in ambienti sensibili all’ozono, è consigliabile scegliere versioni della lampada senza rivestimento in quarzo.